Si conclude il Progetto “È più bello insieme”

due settimane di pace che continueranno a vivere nel cuore

Si è conclusa con abbracci, sorrisi e qualche lacrima l’edizione 2026 di “È più bello insieme”, il progetto promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e realizzato dalla Caritas Diocesana di Ancona-Osimo, che ha accolto per due settimane un gruppo di ragazze e ragazzi provenienti dalla città ucraina di Kherson.

Sono stati quindici giorni intensi, vissuti tra il mare, le visite alla scoperta del nostro territorio, i giochi, le esperienze, gli incontri con le comunità parrocchiali, i laboratori, le risate e tanti momenti di condivisione. Un tempo semplice, ma prezioso. Un tempo in cui questi giovani hanno potuto respirare un po’ di normalità, lontano dal rumore delle sirene e dalla paura che, ormai da oltre quattro anni, accompagna la loro quotidianità.

Il saluto finale, ospitato presso il Centro Pastorale, è stato una vera festa. Volontari, educatori, famiglie e amici si sono ritrovati insieme per condividere la cena, rivivere attraverso un video i momenti più belli di queste settimane, scambiarsi piccoli doni e ascoltare le parole di ringraziamento delle operatrici della Caritas di Kherson, Tetyana e Nataliia. Una serata fatta di gratitudine, emozione e preghiera, affidando al Signore il desiderio che la pace possa finalmente tornare nella loro terra.

Questo progetto non sarebbe stato possibile senza una straordinaria rete di persone che ha scelto di mettere a disposizione tempo, energie, professionalità e cuore. Un grazie sincero va agli operatori e volontari della Caritas diocesana, agli animatori, alle parrocchie che hanno aperto le loro porte, in particolare Offagna, Castelfidardo, S. Cuore di Passo Varano, Camerano, Gallignano, Sappanico, San Biagio di Osimo, San Giuseppe Moscati, Filottrano, Agugliano, Polverigi, S. Croce di Pietralacroce, Sirolo a, alle associazioni, alle realtà del territorio, agli enti, alla Pastorale Giovanile  e a tutti coloro che hanno organizzato attività, preparato pasti, accompagnato i ragazzi nelle uscite, donato sorrisi e costruito occasioni di incontro. Ognuno, con il proprio contributo, ha permesso a questi giovani di sentirsi accolti, custoditi e amati.

In queste due settimane abbiamo visto nascere amicizie che hanno superato la barriera della lingua, abbiamo scoperto come un sorriso possa diventare una lingua universale e abbiamo sperimentato ancora una volta che l’accoglienza è sempre un incontro che cambia anche chi accoglie.

Il momento dei saluti è stato inevitabilmente il più difficile. Negli occhi di tutti c’era la gioia per quanto vissuto insieme, ma anche la consapevolezza che quei ragazzi stanno tornando in una terra ferita, dove la guerra continua a segnare la vita quotidiana. Le lacrime che hanno accompagnato gli ultimi abbracci raccontavano proprio questo: il desiderio di poterli rivedere presto, magari in un tempo finalmente riconciliato.

Ci piace però pensare che nessuno riparta come è arrivato. I ragazzi porteranno con sé il ricordo di una comunità che li ha accolti come figli e amici. Noi conserveremo i loro volti, la loro forza, la loro capacità di sorridere nonostante tutto. E continueremo a pregare perché possano crescere in un Paese finalmente libero dalla violenza e ritrovare quella serenità che ogni giovane dovrebbe poter vivere.

Perché, in fondo, queste due settimane ci hanno ricordato una verità semplice e profonda: davvero, è più bello insieme.