“Nike”, una mostra per la Giornata del Migrante e del Rifugiato

Una mostra dedicata al fenomeno migratorio dall’Africa per celebrare la 112ª Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. È stata inaugurata giovedì 24 settembre, nella chiesa Santa Maria della Piazza, Nike, installazione di Massimo Cartaginese, alla presenza di Mons. Angelo Spina, del direttore della Caritas diocesana Simone Breccia, e della direttrice dell’Ufficio diocesano Migrantes Arianna Burdo.

La mostra, promossa dalla Caritas e dall’Ufficio Migrantes, riunisce due opere dialoganti: un video e un telo di lino ricamato. Sarà visitabile tutti i giorni, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, con ingresso libero, e si chiuderà domenica 27 settembre, giorno in cui la Chiesa celebrerà la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

«I migranti sono persone che oggi camminano sul nostro pianeta – ha detto Mons. Angelo Spina – e rischiano la vita per salvare la vita. Come è scritto nei due bassorilievi dedicati a San Francesco, al porto di Ancona e all’ingresso laterale della Cattedrale di San Ciriaco, “Ancona è porta d’Oriente e via della pace”. Ancona oggi accoglie tantissime persone straniere: il 15 per cento della popolazione è costituito da cittadini non italiani e sono presenti 101 etnie diverse. Una città, quando è aperta e accogliente, è sicuramente una città di pace. Questa chiesa accoglie tutti, ha le porte aperte, e anche noi dobbiamo avere aperte le porte della mente e del cuore».

La direttrice dell’Ufficio Migrantes ha ricordato il tema scelto da Papa Leone per la 112ª Giornata mondiale del Migrante: “Anche uno solo di questi bambini” (cfr Mt 18,10) che richiama la nostra attenzione sui minori direttamente coinvolti nell’esperienza del migrare e della fuga, sulla sollecitudine nei loro confronti e sulla promessa del Signore che «chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me» (Mc 9,37).

«Questa Giornata è un’occasione importante per ricordare che le migrazioni non sono un fenomeno emergenziale, – ha detto Arianna Burdo – ma sono parte della storia dell’umanità». La direttrice dell’Ufficio Migrantes ha poi ricordato che «il 39 per cento della mobilità umana è costituito da minori», un dato legato alle migrazioni forzate. Ha però chiarito che non ci sono soltanto i minori stranieri non accompagnati: «Ci sono anche i figli dei lavoratori presenti sul nostro territorio che arrivano attraverso i ricongiungimenti familiari e i bambini nati in Italia che frequentano le nostre scuole. C’è poi la presenza della nostra comunità che accoglie, protegge, promuove e integra le persone migranti, via indicata e tracciata da Papa Francesco in occasione della 105ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato».

Un impegno che si concretizza anche nel doposcuola frequentato da bambini e ragazzi provenienti da diverse parti del mondo. «La cosa bella – ha raccontato – è che non è più soltanto il luogo dove fare i compiti». Ne è un esempio una ragazza di seconda media che, proprio nel primo giorno di scuola, ha voluto raggiungere i volontari per raccontare loro come fosse andata, «un gesto semplice che mostra quanto quel luogo sia diventato per i ragazzi anche uno spazio di relazioni e condivisione».

Nike: il viaggio dall’Africa all’Europa raccontato da Massimo Cartaginese

Dopo la duplice installazione Safari, presentata ad Ancona tra la Pinacoteca civica “Francesco Podesti” e la Galleria Puccini, Nike ripropone l’interesse dell’artista per il fenomeno migratorio dall’Africa. Massimo Cartaginese ha spiegato che il titolo scelto per la mostra è volutamente ambiguo. Letto in italiano, nike evoca la dea greca della vittoria, quella ottenuta da chi porta a termine il viaggio; nella pronuncia inglese rimanda al noto marchio di abbigliamento sportivo, status symbol per molti giovani del mondo globalizzato ed emblema di quel benessere economico per il quale tante persone affrontano il viaggio migratorio.

La mostra riunisce due opere dialoganti sul fenomeno migratorio dall’Africa. Il video Nike è costruito soprattutto su riprese di repertorio che osservano da lontano e dall’alto giovani africani in cammino verso l’Europa, rielaborate in fase di montaggio fino a dare ai protagonisti l’aspetto di fantasmi, di ombre vaganti. «Le immagini sono accompagnate da brevi didascalie in apparenza casuali, – ha spiegato l’artista – in realtà etimi delle parole chiave nel dibattito pubblico odierno: clandestino, esodo, Europa. Tre termini comunemente svuotati del loro significato originale, altrimenti sorprendente e quasi poetico».

Ricamo è un telo di lino lungo 7,30 metri su cui sedici disegni dell’artista, ricamati da Marcella Lucidi, raccontano il viaggio dall’Africa all’Europa: la partenza e la traversata del deserto, l’arrivo in Libia e i campi di detenzione, la traversata del Mediterraneo. «La parola “Ricamo”, ricamata sull’arazzo, crea volutamente una tautologia – ha spiegato Massimo Cartaginese – perché è evidente che ci troviamo davanti a un ricamo. È un modo per rappresentare il dibattito sul fenomeno migratorio in Europa, che spesso torna sugli stessi argomenti e sugli stessi contenuti senza riuscire a compiere un passo avanti. Mentre noi continuiamo, letteralmente, a “ricamarci sopra”, la realtà va avanti: le persone si spostano, migrano, vengono imprigionate e muoiono».

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